COSTI UP FRONT E RECURRING L'ORIENTAMENTO DELLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA ( Corte di Giustizia UE, Sez. I, 11 settembre 2019, C‑383/18)


img_news

La Corte di Giustizia Europea,con Sentenza del 11 settembre 2019, ha stabilito che, in caso di estinzione anticipata di un contratto di finanziamento, tutti gli oneri pagati dal consumatore ( a prescindere dall'origine c.d. up front o c.d. recurring) devono essere ridotti in misura proporzionali alla vita residua del contratto.

Nel diritto Italiano  la disposizione di riferimento è l'art. 125 sexies del T.U.B.


11/11/2019 | 15:56

La Corte di Giustizia Europea, con recente sentenza dell’ 11 Settembre 2019, in materia di credito al consumo, ha stabilito che quando il consumatore estingue anticipatamente un finanziamento, ha diritto alla riduzione del costo complessivo del credito e che tale diritto comprende tutti i costi applicati al contratto.

La sentenza in esame applica il diritto sancito dall’ art. 16 della direttiva UE 2008/48, recepita in Italia dall’ art. 125 del Testo Unico Bancario, oggi art. 125 sexies, ma supera la distinzione tra costi up front (ovvero istantanei, relativi ad attività poste in essere nella fase preliminare del contratto) e costi recurring (ovvero di durata, collegati ad attività da porsi in corso di esecuzione del contratto).

Questo il principio espresso: tutti i costi, in proporzione al tempo residuo, devono essere restituiti al cliente che estingue in anticipo e le clausole contrattuali che distinguono tra costi up front e costi recurring sono nulle.

È evidente il forte impatto che la sentenza è destinata ad avere, fino ad oggi, infatti, i Giudici di merito hanno accolto le domande presentate dai consumatori, in particolare con riferimento ai costi relativi a cessioni del quinto e delegazioni di pagamento ed in applicazione degli artt. 125 prima  e 125 sexies poi del T.U.B., rilevando nei contratti mancanza di trasparenza appunto nella distinzione tra costi up front e costi recurring o nella indicazione delle attività sottese alla voce “commissioni” oppure rilevando una duplicazione di voci, in sostanza al cliente si facevano pagare due volte i costi per la medesima attività che di solito era quella istruttoria e rilevando come anche le circolari della Banca d’ Italia imponessero alle banche di adottare criteri idonei a rendere effettivo il diritto sancito dal Testo unico Bancario.

Anche l’ Arbitro Bancario Finanziario ha più volte ribadito la prassi scorretta degli istituto di credito, sanzionandone il comportamento e mettendo in luce le criticità degli assetti contrattuali che, appunto, non distinguevano tra costi retrocedibili  e costi non retrocedibili o che, pur operando tale distinzione, non indicavano con chiarezza quali fossero le attività a cui tali costi si riferissero, così impendendo al consumatore di comprendere la causa del pagamento.

In conseguenza delle numerose pronunce sfavorevoli e delle circolari della Banca d’ Italia che si sono susseguite negli anni, da ultimo nel 2018, i modelli contrattuali sono mutati, gli istituti di credito hanno cioè iniziato a distinguere i costi dividendoli in up front e recurring, per poi restituire al cliente che estingue anticipatamente, come indicato dalle sentenze di merito, solo quelli recurring in proporzione al tempo residuo.

Tale comportamento, apparentemente conforme al dettato normativo, in realtà cela una prassi bancaria ancora una volta scorretta e su cui la Corte di Giustizia ha acceso i riflettori.

Gli istituti di credito, infatti,  con clausole contrattuali unilateralmente predisposte, inseriscono nei contratti alla voce costi up front la maggior parte dei costi, così escludendone la retrocessione, e continuano a retrocedere  ai clienti solo una minima parte dei costi, vale a dire quelli che indicano come recurring. Essendo la distinzione tra le categorie di costi rimessa alla libera determinazione del finanziatore è di tutta evidenza che, ancora una volta, dietro un apparente rispetto delle norme si cela la violazione del diritto del contraente debole.

Ed è a questo punto che si inserisce la sentenza in esame, stravolgendo l’ assetto giurisprudenziale,  la distinzione tra costi up front e costi recurring non ha alcuna efficacia, la clausola che li distingue è nulla, e tutti i costi vanno restituiti al cliente in proporzione alla durata residua del contratto, così come avviene per gli interessi, poiché, in mancanza, si avrebbe un’ un' incidenza sul sinallagma contrattuale tutta a favore dell' intermediario mutuante che finirebbe con l ‘incassare somme, anche ingenti, per attività mai poste in essere, viceversa il consumatore pagherebbe costi importanti per attività di cui non ha mai usufruito.

 

 

 

 



SEDI E RECAPITI

Via XX Settembre
84091-Battipaglia
(Spedizione)
c/o Elementi Creativi - Via Carbone, 10
84091-Battipaglia
SOCIAL