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L'intervista a Nicole Trevisan


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Fandango Libri ha da poco pubblicato "Malefica" di Nicole Trevisan, vincitrice di Zeno XI, sezione racconti inediti.
20/05/2026 | 18:36

A distanza di qualche anno dalla vittoria al Premio Zeno con La ragazza, cosa senti sia cambiato nel tuo modo di scrivere e di guardare alle storie?

Cambia la consapevolezza delle parole e del loro peso sulla pagina. La ragazza è il racconto a cui sono più affezionata perché non narra tanto una storia, ma uno stato esistenziale e l'incontro tra due solitudini opposte, che pure non riescono a interagire per guarirsi. Era l'inizio di qualcosa, che mi ha portato a capire cosa cercassi dalla mia scrittura - il racconto delle criticità, delle asperità dei margini, di situazioni scomode e insieme familiari. Malefica è stato il passo successivo. Scrivendo, leggendo, ho cercato un'identità di autrice, oltre che una voce. Credo che la voce possa cambiare, formata dalle esperienze e dal tempo, ma è secondaria rispetto a chi si sceglie di essere quando si scrive.

Il passaggio dal racconto al romanzo comporta spesso un diverso rapporto con il tempo, i personaggi e la struttura narrativa. Com’è nato Malefica e qual è stata la sfida più grande nello scriverlo?

Serve molto controllo, almeno per me. Sono riuscita a concludere la seconda stesura dopo aver trovato una misura di gestione del tempo che funzionasse, tra scalette (elastiche, ma non troppo), numero di battute diviso per capitoli e spostamenti dei piani del romanzo. Rispetto al racconto mi ha permesso maggiore libertà stilistica, passaggi tra prima e seconda persona e incastri che, una volta calibrati, hanno creato la struttura narrativa più adatta alla storia. Mi muovo bene se fisso dei contorni, delle regole di ossatura strutturale: dentro mi diverto. E credo che la sfida più grande sia stata inventare questa formula. Immagino che ogni romanzo ne abbia una.

Pubblicare con Fandango Libri rappresenta un incontro editoriale importante. Come si è sviluppato il lavoro e quanto il confronto editoriale ha inciso sulla forma finale del romanzo?

Ho avuto la possibilità di parlare con Fandango Libri e di presentare il progetto del romanzo, che ha subito suscitato interesse nella casa editrice, ma la lavorazione è stata lunga. Abbiamo valutato insieme la prima stesura, l'abbiamo scartata e ho lavorato sui punti di forza discussi con l'editor. Il testo consegnato al termine della seconda stesura è cambiato poco rispetto a quello che si trova in libreria, al netto del micro editing e di alcuni piccoli tagli. Ho avuto molta fiducia da parte della casa editrice, pur essendo un'esordiente. Questo mi ha aiutata e mi aiuta moltissimo.

Da vincitrice del Premio Zeno a giurata delle ultime edizioni: che cosa cerchi oggi, da lettrice, in un testo iscritto al concorso e quali qualità pensi rendano davvero memorabile una voce narrativa contemporanea?

Mi piace trovare molta consapevolezza nel racconto, con una voce onesta e coerente con la storia. Ricercata, magari lavorata, dal punto di vista dello stile, ma che questo proceda accanto alla trama, che non vada in contraddizione. Quello che mi fa ricordare una voce, è il potere ipnotico, la capacità di attrarre sulla pagina, e questo magnetismo è la somma di molti elementi, forse non tutti controllabili dall'autore. Apprezzo sia chiara la direzione, il tema del racconto; il registro stilistico è fondamentale, ma quello che conta è l'equilibrio che si crea con l'intenzione. L'anima, quando c'è, si sente.

In chiusura, sappiamo che sei stata al Salone di Torino, conclusosi qualche giorno fa. Com'è andata? Raccontaci la tua esperienza.

Il Salone è un'entità complessa da descrivere, tra pregi e difetti, partecipare è un'occasione per incontrarsi tra editori, lettori e colleghi. Era comunque la mia prima volta da autrice pubblicata, quindi il cambio di prospettiva c'era. Avevo un evento OFF alla libreria Bodoni insieme a Giulio Iovine, anche lui esordiente, e ci presentavano i nostri colleghi di Spaghetti Writers: ci siamo divertiti tantissimo. Che è quello che facciamo quando ci muoviamo in gruppo. In generale, nonostante le pressioni che generano eventi massivi come il Salone, l'ho affrontata con entusiasmo e sono stata felice di vedere le persone con cui nel tempo ho collaborato, scambiato email, consigli di lettura. Mi piace scoprire case editrici che pubblicano libri molto diversi da quelli che potrei scrivere. Ogni volta mi prometto di seguire tantissimi eventi e finisce che assisto giusto a tre o quattro talk, ma quelli a cui ho partecipato valevano tutta l'attesa. Conoscere chi scrive, al di là dell'oggetto libro, è un'esperienza che cambia come si legge. E come si scrive.

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