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Le motivazioni di Marta Cai alle opere vincitrici


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La giurata d'onore parla delle opere prime classificate della XIII edizione del Premio Zeno
01/02/2026 | 12:05

Le motivazioni di Marta Cai, giurata d'onore della XIII edizione del Premio Letterario Zeno, alle opere prime classificate:

  • NARRATIVA EDITA
    Enrico Prevedello
    Una rivolta. Orizzonti e confini del Nord-Est (nottetempo, 2024)

    Enrico Prevedello ha saputo rischiare. Ha scelto di raccontare la vicenda umana di un individuo privo del fascino del cattivo e con diverse credenziali per risultare indegno della nostra comprensione; ha ricostruito un contesto sociogeografico dove la mancanza di charme è un punto d’onore; ha guardato in faccia le sue origini e uno spicchio indigesto del nostro passato più recente con l’audacia testarda dei timidi; non ha ceduto al fascino discreto dell’esotismo dialettale e neppure alla postura di chi, attraverso lo studio (che c’è e si sente) si è emancipato da un presunto provincialismo, qualsiasi cosa significhi questo vocabolo. Una rivolta è la storia dell’indipendentista serenissimo Luciano Franceschi e di come arrivò a sparare al direttore della banca, raccontata da uno scrittore anfibio, insieme perplesso e partecipe. Come si raggiunga questa zona di illuminato sconforto ce lo dice lui stesso: “Quando Luciano mi guardava dicendo che stavo camminando su territorio veneto, l’orgoglio e la sicurezza che gli leggevo negli occhi mi spingevano a chiedermi se avessi torto io, oppure lui. Se a Borgoricco, in bottega, lui di là dal bancone dei formaggi e io di qua, fossimo in territorio veneto, oppure italiano. Oggi credo che una cosa escluda l’altra solo se si ha la presunzione di affermare che possa esistere una sola realtà alla volta”.

  • NARRATIVA INEDITA
    Arturo Belluardo
    I muscoli del Duce

    Arturo Belluardo mette in scena una giostra picaresca, comica, trasognata, lucidissima, e se i muscoli del Duce che danno il titolo al romanzo si rivelano via via farlocchi come ogni sublimazione, quelli che sottendono le acrobazie linguistiche e immaginative di queste pagine sono così sicuri e sciolti da permettersi di assumere le pose più indecenti: loro insomma “se ne fregano”, dato che se ne importano tantissimo. Il nostro eroe Magro Paolino, diminuito nel nome e nell’onore, si trascina dalla Sicilia a Tripoli come Alice nel Paese della farsa coloniale (e della mascolinità), come un Proteo sbacalito ma mai veramente scemo, a tratti impulsivo, spesso incerto, perennemente estromesso da sé, schiacciato dalla vergogna e sottoposto a identificazioni, specchiamenti, metamorfosi e travestitismi che moltiplicandolo lo individuano. A questa compenetrazione di poli in corto circuito non si sottrae la scrittura di Belluardo che ingaggia un riuscitissimo corpo a corpo tra forma e contenuto dagli esiti spesso imprevedibili ma sempre azzeccati, una baruffa dove lessico e sintassi, regionalismi e neologismi, burocratese e immagini sensuali, scarti di senso e reiterazioni disperate malmenano la propria immagine dall’altra parte dello specchio. In breve: mi sono innamorata di Magro Paolino, cioè di Inge, cioè chissà.

  • RACCONTI EDITI E INEDITI
    Graziana Marziliano
    L'ultima estate delle creature (in AA.VV., Sciroccate. Storie di traverso da sud, Tamu Edizioni, 2023)

    Graziana Marziliano condensa e frantuma il nucleo denso e opaco di un trauma sovrapersonale ma non astratto, forse di genere. Nel suo racconto le strutture profonde dell’amicizia, della libertà e del tempo ci sono presentate per assenza, sottrazione e sparizione: delle ragazze, delle parole inutili, delle domande fuori fuoco, dei personaggi che galleggiano in un limbo fantasmatico. Scrive: “Infilare sotto gli strati tutti gli oggetti legati a Tziga è il mio unico modo di esporli, così che Tziga non sia visibile agli altri ma solo a me – questo preziosissimo segreto”, e con questo gesto lento ma definitivo, simile a quello con cui le protagoniste fanno oscillare un’immaginetta dai molteplici riflessi, L’ultima estate delle creature proibisce qualsiasi superficialità interpretativa: è una favola nera? È un’allegoria? È un evento fantasticato, taciuto? Non importa. Le ragazze a un certo punto spariscono insieme ai loro nomi che non sono quelli che dicono gli altri e diventato “increature”; i punti di contatto prendono fuoco e quel che non c’è diventa il nostro preziosissimo segreto: niente di più reale.

  • SILLOGE POETICA EDITA
    Adriana Tasin
    Voragini d'azzurro (Interno Libri, 2025)

    Adriana Tasin con Voragini d’azzurro testa la nostra capacità di resistere alle vertigini, al richiamo del vuoto, alla tentazione di diventare “eternamente filo di neve”. La sua poetica tesa e segaligna è capace di suturare spazi altrimenti lacerati: l’inorganico della pietra con l’arto che la saggia per affidarle la vita, la verticalità in cui “svaniamo” con la mise en abyme di compattissime stratificazioni, i gesti tecnici dell’alpinista con le soluzioni grafiche del poeta, il paesaggio irraggiungibile con l’orizzontalità degli “indifferenti mobili del soggiorno” e su tutto, anzi alla base di tutto, il varco impermeabile a qualsiasi lirismo, la commovente polisemia della “crepa” aperta da chi “crepa”.

  • POESIA SINGOLA EDITA E INEDITA
    Monia Casadei
    Fu l'estate in cui mio padre venne meno

    Monia Casadei riformula l’ovvio ma sempre scandaloso attrito tra la mai nominata morte (il “venir meno”) e la permanenza della vita con i suoi cicli inarrestabili, le sue noncuranti ripetizioni, le sequenze di tormentoni e gesti collaudati che perdurano efficaci e ce li mostra, a sottolinearne lo scherno, come addirittura espressivi (i covoni romanzano i poderi, la canicola digrigna sull’asfalto). Se davvero esistessero logica e giustizia, l’immane sottrazione (del padre, cioè genealogica) dovrebbe portare al crollo del sistema, ma così non è. La sorpresa di non trovare neppure un “graffio/sulla glabra superficie delle cose” rivela con il lampo intuitivo proprio della poesia la radice comune di trauma e thauma, l’irrequietezza originaria che consente la trasmutazione e tramite questa l’aprirsi di un silenzio – finalmente – “tutto nuovo” e non artefatto, bensì “scrauso” come un papavero tra i campi.

Nei prossimi giorni verranno pubblicate le motivazioni degli altri giurati di Zeno a tutte le opere finaliste.

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