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Tutte le motivazioni di Zeno XIII


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Terminata la XIII edizione del Premio Zeno, leggiamo le motivazioni dei giurati alle opere finaliste
08/02/2026 | 11:04

Pubblicate le motivazioni alle opere finaliste della XIII edizione del Premio Letterario Zeno:

SEZIONE NARRATIVA EDITA
Enrico Prevedello, Una rivolta. Orizzonti e confini del Nord-Est
Enrico Prevedello ricostruisce la storia di Luciano Franceschi, che era un indipendentista veneto, un uomo che ritiene che il Veneto non sia una regione ma una nazione. Dunque non riconosce le autorità italiane, intima a quelli che considera degli invasori di andarsene, si adopera per istituire un governo veneto, e così via. Ed è al centro di molti episodi, alcuni bizzarri, alcuni drammatici. Oltre a questo, la sua storia procede parallela a una storia politica, quella della nascita della Lega negli anni settanta e ottanta, anche questo in qualche modo un movimento di indipendentismo, anche se su scala più grande. Prevedello però su Franceschi ha una prospettiva privilegiata, perché lo conosce. Sono tutti e due di Borgoricco, in provincia di Padova. Non può avere un approccio completamente distaccato sulla sua storia, che un po’ lo riguarda, e dunque, onestamente, non pretende di averla, anzi, intreccia ai capitoli su Franceschi e a quelli a proposito della politica su scala nazionale, episodi suoi autobiografici. Sono come tre diverse misure di ingrandimento su uno stesso fenomeno. L’alternarsi di questo materiale garantisce una certa spinta al libro, che non languisce mai, e Prevedello alla fine ne trae delle considerazioni su come la realtà condivisa sia una cosa meno solida di quanto abbiamo bisogno di pensare. Il che tra l’altro è interessante, primo perché è forse un tema che in qualche modo compare anche nel libro di Grillo, e secondo perché in questi anni in cui i lettori a quanto pare chiedono storie che siano vere è pertinente. (DAVIDE RIGIANI)

SEZIONE NARRATIVA INEDITA
Arturo Belluardo, I muscoli del Duce
I muscoli del duce è un romanzo picaresco di ambientazione fascista (e anche il contrario: un romanzo fascista di ambientazione picaresca). Questa commistione è sicuramente l'idea vincente del testo: vincente dal punto di vista innanzitutto narrativo dal momento che la storia, con i suoi personaggi e le relative disavventure, risulta sempre godibile e scorrevole; ma è vincente anche dal punto per così dire intellettuale poiché la storia, con quei personaggi e quelle disavventure, riesce perfettamente a veicolare quella che è stata la tragicomica sproporzione tra parole e fatti dell'epoca fascista. Il romanzo di Belluardo nasce insomma da una bella idea ma non si ferma lì: riesce anche a realizzarla all'altezza. Scorrendo le sue pagine si ha l'impressione di leggere un testo riuscito nella forma e nella sostanza. Da registrare anche una notevole inventiva linguistica. (RENATO NICASSIO)

SEZIONE RACCONTI EDITI E INEDITI
Graziana Marziliano
, L'ultima estate delle creature
Questo racconto chiede un atto di fiducia: bisogna entrarci come si entra in un sogno, accettando di farsi portare avanti e indietro nella memoria, nel corpo. È una storia di carne e visioni insieme, dove la lingua non descrive ma trascina, e quando si accetta il patto la magia comincia davvero. La forza più luminosa sta nel legame tra la narratrice e Tziga, costruito senza spiegazioni, senza dichiarazioni, ma attraverso gesti, silenzi, attrazioni. Tutto l’universo dell’adolescenza è lì, concentrato in un’amicizia che diventa lente deformante e rivelatrice. Il mondo attorno si frantuma e si ricompone come in un caleidoscopio, restituendo una realtà onirica, spietata, straniante. È la realtà di quell’età, quando sentire troppo è l’unico modo di stare al mondo. L’ho trovato un racconto bellissimo per come trascina il lettore nella storia, nella lingua, lasciando che tutto si muova e si accenda attraverso il legame magnetico e irripetibile tra le due ragazze, che diventa il vero cuore pulsante di ogni visione e di ogni parola. (ELISA BELLERO)

SEZIONE SILLOGE POETICA
Adriana Tasin, Voragini d'azzurro
La metafora della scalata in alta montagna percorre come un filo rosso tutta questa silloge, in cui la versificazione varia dal verso lungo, al limite della prosa, fino al breve e brevissimo, in una narratività franta e scomposta, ma sempre riconoscibile. La montagna si fa così spontaneamente immagine di un percorso di confronto con gli interrogativi esistenziali, fino a quello supremo della morte. (SERGIO PASQUANDREA)

SEZIONE POESIA SINGOLA EDITA E INEDITA
Monia Casadei, Fu l'estate in cui mio padre venne meno
Nella poesia di Monia Casadei, emerge una ricerca lessicale e stilistica attenta, che restituisce la sensazione di una voce riconoscibile e autentica. Il consapevole uso della metrica crea uno spazio di risonanza: è attraverso il rigore tecnico che nasce l’intimità, il contatto profondo con il tema del lutto. L’ambientazione nella stagione più calda dà luogo a un paradosso che evoca immagini suggestive e inattese: la morte, per stereotipo associata al freddo e al buio, tinge la luce e il calore dell’estate di un’angoscia che permea il componimento una strofa dietro l’altra. (VALENTINA COTTINI)

Tutte le motivazioni dei giurati alle opere finaliste sono visibili cliccando sul seguente link: https://progettozeno.it/edizione/2025.

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